I cinque Principi del Reiki

Solo per oggi non arrabbiarti,
Solo per oggi non preoccuparti,
Solo per oggi sii pieno di gratitudine,
Solo per oggi svolgi il tuo lavoro con dedizione,
Solo per oggi sii gentile con le persone.

 Mikao Usui

“Chou seki gassho shite kokoro ni nenji kuchi ni tonaeyo”:  Dalla mattina alla sera, fai  gassho (meditazione con le mani unite ) mentre richiami alla mente queste parole, ripetendole ad alta voce e nel tuo cuore”.                                                                                                                                               

Mikao Usui 

“Dalla mattina alla sera” in questo caso significa “ininterrottamente, costantemente” e si riferisce al fatto di riuscire a  ricordare i Cinque Principi richiamandoli nella propria mente, in modo da vivere tutta la giornata in accordo con essi, quindi non soltanto durante la meditazione gassho.

Kyo dake wa – Solo per oggi…(è un invito a rimanere nel presente e a vivere la vita momento per momento):

  • Ikaru na – Non arrabbiarti

Di certo non è un caso che Usui abbia messo come primo scoglio da superare proprio la rabbia, infatti se ci pensiamo è davvero difficile riuscire a mettere in pratica gli altri principi quando siamo arrabbiati.
La rabbia è un’energia primordiale, grezza, che se non impariamo a raffinare trasformandola e canalizzandola in modo costruttivo, può danneggiare e danneggiarci enormemente (è anche una delle cause principali di molte malattie). Si tratta infatti di una potente energia allo stato latente che occasionalmente, soprattutto se repressa, può scatenare delle reazioni forti ed improvvise. L’unico modo quindi per riuscire a padroneggiarla è imparare a scorgerla a distanza al suo primo insorgere, e fermarsi in tempo prima di fare danni, magari aiutandoci con la respirazione.
Una volta “avvistata” già comincia a perdere d’intensità, ed è quindi più facile riuscire a gestirla.
Dopo aver preso consapevolezza di provare sentimenti di rabbia è importante trasformarli, ad esempio possiamo decidere di considerare la situazione da un’angolazione diversa, o se è una persona a farci arrabbiare, possiamo provare a metterci per un attimo nei suoi panni e considerare anche il suo punto di vista. La cosa migliore sarebbe riuscire a entrare in contatto con le vere cause della rabbia (spesso infatti la causa scatenante è solo un pretesto, e le vere ragioni sono inconsce). Comunque sia è importante trovare un modo idoneo con cui esprimere la nostra rabbia, perché si tratta pur sempre di energia che necessita di trovare una sua via di espressione. Mikao Usui diceva: “Non arrabbiarti, poiché la rabbia è un’illusione”. Secondo gli insegnamenti buddisti infatti la rabbia è causata dall’ignoranza, da un modo errato di interpretare la realtà; possiamo considerarla perciò come un “errore di interpretazione” dovuto all’identificazione con i nostri schemi mentali limitati, che il più delle volte si basano sulla paura ed il bisogno di difendere il nostro piccolo ego. Leggi QUI il post di approfondimento sul 1° Principio 

  • Shimpai suna – Non preoccuparti

Dovremmo riuscire a capire che preoccuparsi non aiuta a risolvere i problemi, anzi li peggiora generando tensione e stress. Preoccuparsi è un atteggiamento con cui la mente proietta nel futuro le paure del passato. In questo modo noi non viviamo nel presente, non avendo fiducia nelle sue infinite possibilità, ci viene così a mancare il senso di connessione con il divino.
E’ quindi importante ristabilire questo contatto attraverso la preghiera o la meditazione.

  • Kansha shite – Sii pieno di gratitudine

Se la rabbia è un vero e proprio veleno, la gratitudine è sicuramente il suo antidoto più potente.
Per la signora Takata, (la signora che ha portato Reiki in America) quello della gratitudine rappresentava il principio più importante, che ha così espresso: “Dobbiamo essere grati per le nostre benedizioni, onorare i nostri padri e le nostre madri, i nostri insegnanti e i nostri vicini, e onorare il nostro cibo”.
Essere grati significa appunto onorare e riconoscere il valore di tutti coloro che sono presenti nelle nostre vite, mettendo da parte le simpatie ed antipatie personali, coscienti che ognuno di loro ci è stato messo accanto per una ragione ben precisa. La gratitudine ci insegna che l’universo è sempre nostro amico, e che tutto quello che ci viene dato o tolto è per il nostro bene supremo, anche se a volte si presenta a noi in veste di sofferenze e perdite alle quali non sappiamo dare una spiegazione.
La gratitudine porta con sé la pace che deriva dall’accettare sia il dolore che la felicità come doni, poiché entrambi ci fanno crescere ed evolvere. Tuttavia l’accettazione è possibile nel momento in cui diventiamo consapevoli  del fatto che stiamo ricevendo, ed è proprio questa consapevolezza a renderci aperti e ricettivi, suscitando in noi il desiderio di ricambiare la vita per tutti i suoi doni: essa ci da e noi restituiamo provando un senso di gratitudine. La cosa bella è che quando siamo grati, riceviamo ancora di più. In questo modo generiamo un “circolo virtuoso”: più ringraziamo e siamo grati, più riceviamo. 

  • Gou wo hageme – Svolgi il tuo lavoro con dedizione

Anche se in Occidente il carattere “gou” è stato tradotto con la parola “lavoro”, in realtà secondo l’insegnante Dave King, si riferisce  più  al concetto di “Karma” (uno degli altri significati di gou)che a quello di lavoro, karma inteso in questo contesto come destino, determinato da tutte le azioni e scelte che abbiamo compiuto in questa o in altre vite. Diventa perciò un invito ad adempiere al nostro destino impegnandoci con dedizione per sciogliere tutti i nodi karmici; per riuscire in questo dobbiamo rimanere fedeli al cammino che il nostro Sé  ha scelto per questa vita. Il maestro Hiroshi Doi ha tradotto questo principio con “fai ciò che sei destinato a fare” (do what you’re meant to do). E’ considerato “lavoro” tutto ciò che facciamo, sia che si tratti della nostra professione, del lavoro spirituale su noi stessi o di svolgere una qualsiasi attività, e andrebbe fatto seguendo il principio Taoista del Wu wei, cioè del “agire senza agire ” o dell’ agire senza fatica; ciò significa che ogni azione dovrebbe essere compiuta con l’impiego del minimo sforzo necessario. Lao Tzu diceva : ” Sii fermo come una montagna, e fluisci come un fiume”. Per la montagna è naturale essere ferma, è nella sua natura profonda, lo stesso vale per il fiume, scorrere è ciò che sa fare. Quindi rimanendo fedeli al nostro cammino e alla nostra vera natura, fluiamo con la corrente della vita anziché contrastarla; in questo modo il nostro “lavoro” può essere svolto con più facilità.

  • Hito ni shinsetsuni – Sii gentile con le persone

La gentilezza è un atteggiamento verso un altro essere che presuppone apertura e rispetto.
Apertura per poter entrare in contatto con l’altro, sentirlo e comprenderlo; rispetto per avvicinarsi senza invadere o ferire in alcun modo. La gentilezza non è formale cortesia, e nemmeno banale sdolcinatezza, ma è piuttosto la capacità di intuire quali sono i veri bisogni del nostro prossimo (i bisogni della sua anima, che a volte non coincidono con quelli dell’ego) ed aiutarlo, nei limiti delle nostre possibilità, a soddisfarli. In questo senso la parola gentilezza è sinonimo di compassione, e nasce dal riconoscere nell’altro un nostro riflesso, una parte di noi. “Ama il prossimo tuo come te stesso”, ovviamente dobbiamo essere in grado di amare noi stessi, il che non è assolutamente scontato. La parola”Hito” in giapponese significa persone e, secondo il dizionario di Buddismo significa anche “ego, sé”. Quindi con persone si intendono gli altri, ma anche noi stessi;  è impossibile manifestare gentilezza verso un altro se non riusciamo prima a darla a noi: noi e gli altri siamo un tutt’Uno.
La gentilezza è qualcosa che dovremmo donare a tutti, indipendentemente da come sono o come si comportano, che ci piacciano o meno. E’ una forma di rispetto e amore incondizionato, di riconoscimento della natura divina di tutti e di tutto, anche degli animali e del resto del Creato…

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I Cinque Principi (originariamente venivano chiamati Gainen che significa “concetti”) possono essere considerati i pilastri su cui poggia l’intero sistema del Reiki, Usui infatti li definì “Il metodo segreto per attrarre la felicità, la medicina spirituale per numerose malattie”  (Shôfuku no hinô, Manbyo no rei yaku).
Nonostante però la loro apparente semplicità, riuscire a metterli in pratica nella quotidianità, può rivelarsi un compito arduo.
D’altronde riuscire a realizzare queste poche regole ogni giorno nella propria vita equivarrebbe all’aver raggiunto Hanshin Ritsumei (che in giapponese significa assoluta pace interiore o l’Illuminazione), uno stato dell’essere dal quale la maggior parte di noi si è allontanata. Non è certo sufficiente conoscerli a memoria, e nemmeno recitarli per qualche minuto e poi magari dimenticarcene, è necessario riuscire a farli propri, a farli diventare parte di noi, a vivere in noi.
Per riuscire in questo è importante seguire una qualche forma di sadhana, cioè di disciplina spirituale, che nel sistema del Reiki consiste nell’ autotrattarci e meditare regolarmente utilizzando in questo caso le tecniche di meditazione che il Reiki ci mette a disposizione (ma anche qualsiasi altra tecnica valida con cui ci sentiamo a nostro agio).
Attraverso la meditazione noi impariamo ad essere presenti, poiché lo stato di presenza porta con sé la consapevolezza di ciò che accade dentro e intorno a noi.
Oggi si sente molto parlare di “mindfullness” un termine inglese che si usa spesso quando si parla di meditazione, e che possiamo tradurre con “uno stato della mente di costante presenza”. E’ proprio questa attenzione cosciente e non giudicante che ci permette di essere il più possibile presenti ai nostri moti interiori, riconoscendoli; ed il “riconoscere” è esattamente la parola chiave di questo lavoro su noi stessi.
A volte può capitare di sorprenderci con “le mani nel sacco”, magari mentre siamo immersi in pensieri negativi (come rabbia, paura, dolore…), ma il semplice fatto di essere riusciti a vedere è già un primo traguardo. E’ un po’ come aver illuminato una stanza mettendone in luce la polvere e le ragnatele; ora sappiamo che ci sono, sappiamo dove sono, perciò se lo vogliamo possiamo decidere di ripulirla.
Certo non è così semplice, se teniamo conto che la maggior parte della nostra attività mentale è inconscia, però grazie a questo allenamento costante, unito ad una forte volontà, si può riuscire a raggiungere dei risultati. Ed i risultati sono il controllo e il dominio sulla nostra mente, nonché la pace e la serenità che ne derivano; finalmente saremo noi a prendere in mano le redini, non permettendo più ai pensieri e alle emozioni di sopraffarci.
Non scoraggiamoci però se realizzare i Cinque Principi può rivelarsi un’impresa ardua, accettiamo il fatto che siamo in cammino e che ci vuole, si molta forza, ma anche pazienza e gentilezza con noi stessi. E comunque dovremmo sempre ricordarci che non siamo soli, Mikao Usui e molti altri maestri, grazie al loro duro lavoro, ci hanno lasciato delle impronte di luce da seguire, mettendoci a disposizione metodi ed insegnamenti per aiutarci nel nostro percorso di trasformazione.

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