LA STORIA DEL REIKI

La maggior parte delle informazioni riguardanti la vita di Mikao Usui sono giunte a noi  in modo frammentato e in epoca abbastanza recente rispetto al periodo in cui è vissuto. Questo racconto è il risultato di una ricerca motivata inizialmente da una mia necessità personale di trovare, per quanto possibile, una linea comune tra le numerose (e a volte contrastanti) versioni  sulla storia del Reiki. Si tratta di materiale che ho raccolto e messo assieme nel corso di vari anni, e che ho spesso dovuto correggere ed aggiornare, via via che venivo a conoscenza di informazioni nuove e più attendibili (e continuo tutt’ora a farlo).  Ho pensato perciò di condividerlo con chi fosse interessato ad approfondire l’argomento.

Clicca invece  QUI  per una versione breve della storia di Mikao Usui

FONTI:

Le informazioni  contenute in questo racconto  provengono da più fonti, tra cui:

  • Il memoriale dedicato a Mikao Usui che si trova presso il tempio Saihoji, Tokyo;
  • Notizie fornite dai maestri giapponesi Hiroshi Doi e Yakuten Inamoto;
  • Informazioni raccolte dal maestro Reiki William Lee Rand nel suo libro di recente pubblicazione “An Evidence Based History of Reiki” che contiene due interviste col maestro Hiroshi Doi.  
  •  Informazioni fornite da Dave King, il quale ha avuto la possibilità di incontrare e ricevere insegnamenti da Tenon-In, una suora buddista ultracentenaria e studente diretta di Usui dal 1920 fino al 1926. Tenon-In è deceduta nel 2005 all’età di 107 anni, e  fino a quel momento ha condiviso preziose informazioni durante un periodo di sette anni; la maggior parte  di esse sono contenute nel libro di Dave King “O-Sensei, A View of Mikao Usui” e nel suo  sito  USUI EIDAN
  • Il libro dell’insegnante Don Beckett “Reiki The True Story”
  • Informazioni provenienti da ricerche svolte dal maestro di arti marziali inglese Chris Marsh.

Mikao Usui il fondatore del Reiki
Il Giappone ai tempi di Usui
Diversi sentieri spirituali
L’illuminazione
La via di Usui
Come insegnava Usui
Le radici del Reiki
La clinica di Tokyo
Il Reiki si diffonde in Giappone
Chujiro Hayashi
Havayo Takata
La Reiki Gakkai

Mikao Usui il fondatore del Reiki

KuramaMikao Usui nacque il 15 agosto 1865 nel villaggio di Taniai, oggi chiamato Miyama cho, nel distretto di Yamagata e nella prefettura di Gifu (Kyoto) dove i suoi antenati erano vissuti per 11 generazioni. Aveva una sorella maggiore e tre fratelli.
La sua famiglia era buddista, perciò all’età di quattro anni fu mandato in un monastero per ricevere la sua prima educazione. Questo monastero si trovava vicino al monte Kurama-Yama nei pressi di Kyoto, ritenuto una montagna sacra, un luogo descritto come “il cuore spirituale del Giappone”. Qui ricevette un’educazione spirituale, studiò anche Kiko (la versione giapponese del Chi Kung) ad un alto livello, inoltre all’età di 12 anni cominciò ad apprendere due arti marziali: una chiamata Aiki Jutsu e l’altra Yagyu- Ryu, l’arte di usare la spada dei samurai, nella quale raggiunse dopo i 20 anni il più alto livello di maestria; per questo godeva di grande rispetto all’interno della comunità di arti marziali, diventando amico di vari insegnanti famosi come Jigoro Kano, fondatore del Judo, e Gichin Kunakoshi fondatore del Karate.
In un paese dove il conformismo prevaleva, Usui era considerato un giovane inusuale, potremmo dire un eccentrico. Sul suo memoriale c’è scritto che egli superò ben presto i suoi compagni studenti.
Aveva moltissimi interessi, era assetato di conoscenza, perciò amava molto leggere, il che gli permise di acquisire una vasta conoscenza in diversi campi quali la medicina (cinese, ma anche occidentale), psicologia, teologia delle varie religioni del mondo, arti divinatorie, e si dilettava di poesia.
moglieDurante i primi anni della sua vita da adulto viveva a Kyoto con sua moglie Sadako Suzuki e due figli, un maschio e una femmina, ed è proprio a Kyoto che compiva la maggior parte dei suoi studi, in una grande biblioteca dove venivano conservati testi sacri provenienti da diverse parti del mondo.
Possiamo quindi definirlo come un grande ricercatore, e questa sua natura si riflette nella vita professionale, anche se secondo il maestro Reiki Hiroshi Doi non fu mai distratto dalla carriera o da desideri mondani ma perseguì sempre degli scopi spirituali. Mikao Usui viene descritto come un uomo fisicamente robusto e possente, dai modi pacati e gentili. All’occorrenza però sapeva farsi valere con determinazione, assumendo un atteggiamento alquanto severo; si dice che quando insegnava si spazientisse molto con coloro che pretendevano di raggiungere dei risultati ma non erano disposti a fare degli sforzi per raggiungerli. Era contro la guerra, ma onorava l’antico spirito guerriero nell’uomo. Proseguì sempre per la sua strada, incurante delle preoccupazioni e dei giudizi di coloro che gli erano vicini. Si racconta che durante la sua giovinezza si sia trovato a dover affrontare molte avversità tra cui mancanza di denaro e di sicurezza di un impiego regolare, svolse infatti svariate professioni tra cui servizio pubblico, impiegato d’ufficio, imprenditore che però fece bancarotta, giornalista (il suo pseudonimo era il nome buddista Gyohan), supervisore e consulente dei prigionieri in carcere. Fu anche missionario scintoista,    così quando la signora Takata (colei che diffuse il Reiki in America) raccontò erroneamente che Usui fosse stato un missionario cristiano non era completamente sbagliato, fu si missionario, ma un missionario Scintoista.
Nel libro di Fran Brown “Living Reiki” si racconta che se ne andasse in giro per la città con una torcia in mano in pieno giorno, e quando gli veniva chiesto cosa stesse facendo rispondeva: “Il mondo è nelle tenebre e io porto la luce”. Questa era una pratica portata avanti da un particolare gruppo Shinto di cui Usui all’epoca faceva parte.
In seguito, grazie alla sua cultura e alle sue spiccate qualità intellettuali divenne anche segretario di Shimpei Goto, un noto uomo politico che durante la sua carriera rivestì importanti incarichi anche all’estero, e che in seguito divenne sindaco di Tokyo. La frase “segretario di un politico” si può considerare come un eufemismo per “guardia del corpo”, non a caso gli antenati di Usui appartenevano al famoso clan dei Chiba samurai, che a loro volta facevano parte della classe degli Hatamoto samurai, le guardie del corpo di uno Shogun, cioè di un ufficiale militare. Fu in questo periodo in cui egli presta servizio nel settore diplomatico che ebbe l’opportunità di viaggiare, seguì infatti Shimpei Goto in molte missioni all’estero; sappiamo che si recò in Cina, Korea, Germania, ( America?), apprendendo così i modi e la cultura occidentali. Durante queste trasferte erano sempre scortati dalla marina militare, e ciò gli diede l’opportunità di conoscere importanti leaders politici e militari. Molti di questi contatti si rivelarono utili in seguito (in particolare quelli con la marina) quando Usui, divenuto maestro, decise di aprire una sua scuola a Tokyo; in quel periodo infatti il governo giapponese aveva cominciato a sopprimere molti gruppi e società esoteriche, ma grazie alle sue conoscenze influenti venne sempre lasciato in pace e la sua scuola poté rimanere aperta.

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Il Giappone ai tempi di Usui

Il periodo storico iniziato nel 1868 dall’imperatore Mutsuhito, che si fece chiamare Meiji, l’illuminato, fu caratterizzato da un enorme cambiamento, il vecchio sistema feudale venne infatti rovesciato e le vecchie idee furono scartate in favore della modernizzazione. Per la prima volta il paese veniva aperto agli occidentali, prima del 1850 infatti, per quasi due secoli a partire dal 1641, tutti gli europei tranne gli olandesi furono espulsi dal paese.
Gli olandesi ed i cinesi ai quali veniva concesso di rimanere, erano confinati in speciali centri per il commercio a Nagasaki. Nessun giapponese poteva lasciare il paese, il Cristianesimo era considerato illegale e ogni cittadino giapponese doveva essere registrato presso i templi shintoisti. Quei giapponesi che si rifiutavano di abbandonare il Cristianesimo venivano sottoposti ad esecuzione, e lo stesso valeva per quei pochi missionari che si rifiutavano di lasciare il paese. Il divieto al Cristianesimo fu tolto solo nel 1873, furono gli Stati Uniti che alla fine costrinsero il Giappone ad aprire i suoi confini e la sua economia al resto del mondo, e questo evento portò ad un grande flusso di nuove idee e nuove conoscenze. Non solo, ma il Giappone iniziò un periodo di rapida industrializzazione trasformandosi da paese feudale in una nazione industrializzata in grado di competere con l’occidente, il tutto in un periodo di soli 30-40 anni. Fu incoraggiato un frenetico rimpiazzo dei modi di vita tradizionali con quelli occidentali considerati sinonimo di civiltà. In ogni campo della vita sociale e politica uomini in possesso di una qualche conoscenza di “scienza moderna” erano i favoriti. Questi uomini del nuovo sapere erano considerati quasi degli idoli, e l’ambizione di ogni giovane era di saper leggere la scrittura orizzontale dei libri occidentali. Il motto dell’epoca era “illuminazione e civiltà”. Allo stesso tempo però, quasi per reazione a questo periodo di rapidi cambiamenti, si andava creando un clima di attaccamento e difesa della  propria cultura e delle proprie tradizioni.
Il Giappone era alla ricerca di una direzione spirituale e la gente desiderava riscoprire e mantenere il vecchio sapere, ma allo stesso tempo abbracciare il nuovo.

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Diversi sentieri spirituali

Mentre continuava i suoi studi in scienza e medicina, Usui fece amicizia con alcuni missionari cristiani, infatti i primi occidentali ad arrivare furono proprio i missionari, sia cattolici che protestanti. I missionari divennero dei leaders molto potenti: istituirono la prima chiesa cristiana giapponese nel 1872 e diffusero la loro conoscenza della medicina occidentale.
Sembra che durante la giovinezza spinto dalla sua sete di sapere, si sia interessato a diverse religioni e sentieri spirituali, frequentava anche un’organizzazione chiamata  Rei-Jyutu-Kai di cui  era membro, che aveva il suo centro ai piedi del monte Kurama Yama ed era formata da maestri di varie tradizioni e discipline religiose, tra cui varie scuole di Buddismo (Tendai , Shingon, Zen, Jodo Shu), Shintoismo e perfino cristiani. Questa organizzazione, che esiste ancor oggi, era dedita allo sviluppo delle capacità psichiche, e gli appartenenti si incontravano con lo scopo di condividere le proprie pratiche e conoscenze.
In questi anni rafforza sempre più l’interesse per la meditazione, portando avanti i suoi studi e intraprendendo lunghi ritiri spirituali. Spese inoltre gran parte del suo tempo e denaro per proseguire sul suo cammino spirituale, studiando e raccogliendo testi buddisti, sfruttando anche i suoi contatti politici ed accademici. Ad esempio a Bombay in India, ai mercanti che percorrevano le vie della seta passando dal Tibet per raggiungere la Cina, veniva dato dell’oro per cercare di recuperare antichi manoscritti conservati nei monasteri; egli era particolarmente interessato a quelli provenienti dal Tibet. Kyoto non solo era sede di grandi e fornite biblioteche, ma anche di monasteri con collezioni di manoscritti, ed è proprio a Kyoto che compì gran parte della sua ricerca.

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L’illuminazione

Sappiamo che per Usui lo scopo dell’esistenza umana era il raggiungimento dell’An-Shin Rytsu Mei, che è un termine del buddismo Zen per descrivere uno stato di assoluta pace interiore, o illuminazione. Quindi con questo scopo ben chiaro in testa, decise che il passo successivo sul suo cammino sarebbe stato quello di iniziare un tirocinio spirituale della durata di tre anni sotto la guida di un maestro buddista Zen. La vita nei templi Zen era molto dura, si lavorava sodo, si dormiva molto poco e si meditava per lunghe ore. La disciplina era ferrea in quanto era finalizzata a distruggere l’ego. Però alla fine di questo periodo, nonostante i suoi sforzi, la meta continuava a sfuggirgli, così si rivolse al suo maestro per avere consiglio. Il maestro rispose: “Se vuoi conoscere, muori”. Il maestro di Usui si riferiva in questo caso alla Grande Morte, ossia alla morte dell’ego, che rappresenta la porta di accesso all’Illuminazione. Secondo le credenze del buddismo zen, ci sono alcune fasce di età in cui è più probabile riuscire a raggiungere l’illuminazione: 18-21, 27-29, 33-36, 41-44. Per Usui, avendo superato queste età, il sentiero per l’illuminazione si prospettava più arduo. Secondo il Buddismo giapponese ci sono tre sentieri per l’illuminazione: l’esperienza del tempio, che consiste in disciplina e duro lavoro, ma che con lui non aveva funzionato; sperimentare un violento trauma fisico, emotivo o mentale; la terza strada è la morte. Si credeva infatti che se qualcuno lavora duramente su sé stesso e sul proprio sviluppo spirituale, quando il suo corpo fisico sta morendo e il corpo eterico comincia a disintegrarsi, può arrivare a comprendere la sua vera natura e morire così illuminato. Perciò decise di recarsi sul monte Kurama (dove era solito andare a meditare durante i suoi ritiri) con la speranza di raggiungere finalmente l’illuminazione, anche se ciò avesse significato lasciarsi morire; il maestro Hiroshi Doi racconta infatti che Usui  pensava “di non meritare più di vivere senza riuscire a raggiungere lo scopo della sua vita”.
entrataQuella del ritiro di ventuno giorni in cui si medita, digiuna e si recitano mantra è una pratica che fa parte della tradizione dello Shugendo (ascetismo della montagna), e sembra che Usui l’avesse già eseguita altre volte. Dopo circa venti giorni ebbe un’esperienza trasformatrice; così la descrive il maestro Hiroshi Doi in un’intervista: “gradualmente cominciò a sentire che l’energia  dentro di lui e quella del monte Kurama stavano vibrando all’unisono e che la vibrazione diventava via via più forte”.

santuario copiaFinché verso la mezzanotte del ventunesimo giorno una potente energia lo colpì sulla fronte, una grande luce, come un fulmine, e perse conoscenza. Quando si risvegliò prima dell’alba non si sentiva né stanco, né debilitato, bensì incredibilmente pieno di energia e assolutamente in pace, uno stato di completo benessere, che da quel momento in poi non lo abbandonerà più.
Si domandò se questo fosse lo stato di liberazione che tanto aveva cercato, e ne chiese conferma al suo maestro Zen, il quale gli rispose che si, era quello. Usui gli raccontò inoltre che scendendo giù dal monte era inciampato strappandosi un’unghia del piede e mettendoci sopra una mano, smise subito di sanguinare e non sentì più alcun dolore. Pensò che la cosa fosse piuttosto strana, ma qualcosa di simile si ripeté subito dopo. Una volta sceso dal monte, raggiunse il primo villaggio in cerca di un pò d’acqua. In una locanda dove servivano il tè, vide una ragazza con un ascesso in bocca, così si chiese se magari avrebbe potuto aiutarla. Le posò la mano sulla guancia e presto l’ascesso si sgonfiò e non sentì più dolore. Il suo maestro Zen ascoltando tutto ciò pensò che questi due episodi erano significativi, e che Usui d’ora in poi avrebbe dovuto ampliare i suoi insegnamenti sulla guarigione. Tutto ciò accadeva nel 1922. Questa è la data “ufficiale”, cioè quella fornita dagli studenti della Usui Reiki Ryoho Gakkai (la scuola fondata in onore di Usui dopo la sua morte) e riportata sul suo memoriale. C’è invece un’altra versione dei fatti secondo cui Usui ebbe quest’esperienza mistica diversi anni prima, nel 1914. A sostenerlo è l’insegnante Reiki Dave King, che ha avuto quest’informazione da Tatsumi-san, un’insegnante e studente diretto di Hayashi (il capitano di marina e studente diretto di Usui che, attraverso la signora Takata, contribuì alla diffusione del Reiki in occidente).

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Usui Do – La via di Usui

Secondo le iscrizioni riportate sul suo memoriale, il Satori (l’Illuminazione) di cui fece esperienza portò alla creazione del metodo Reiki, anche se ci sono fonti le quali sostengono che Usui insegnasse già il suo metodo prima del 1922. Per esempio Mariko Suzuki, suora buddista ultracentenaria e cugina di sua moglie, sosteneva di aver cominciato l’apprendimento con lui nel 1915; si dice che ella abbia preservato una collezione di suoi scritti a partire dal 1920, comprese le sue meditazioni, insegnamenti, poesie e precetti. Ciò potrebbe essere la conferma del fatto che l’esperienza mistica che Usui ebbe sul monte Kurama sia in effetti avvenuta nel 1914.
Altre testimonianze sostengono che Usui insegnasse il suo sistema, (probabilmente solo una parte di esso) già verso la fine degli anni 1890. Sembra però che sia in seguito all’esperienza di risveglio che egli acquisisce il grande dono della guarigione, dono che mise subito in pratica con famigliari e conoscenti, e in seguito lo offrì anche alle classi sociali inferiori del distretto di Kyoto. Kyoto era un centro religioso e ci si prendeva cura della gente di strada, ogni famiglia si dedicava ai propri poveri, qui aprì la sua casa a molti ed insegnò loro il Reiki. Ciò gli diede la possibilità di perfezionare e raffinare il suo nuovo metodo, nel frattempo continuava a tenere classi regolari per il crescente circolo di seguaci Buddisti; sembra che inizialmente non ci si riferisse ad esso con il termine Reiki, bensì come “ Usui Do” ossia la via di Usui, “Usui-no-michi” (il metodo di Usui), oppure come lo chiamava lui stesso “Il mio Metodo”, ed era incentrato nell’intraprendere un viaggio di auto guarigione che andasse ad agire su tutti i livelli, fisico, mentale/emozionale, e spirituale.
La sola parola Reiki per descrivere l’intero sistema venne introdotta solo in seguito, probabilmente quando il metodo si diffuse in America. In realtà in Giappone, al tempo di Usui, esistevano già altri metodi di guarigione che usavano i termini “Reiki Ryoho” (ryo significa cura, ho significa metodo).
La parola Reiki è un termine giapponese di uso comune, che può avere diversi significati che variano a seconda del contesto.
In origine il metodo di Usui riguardava il lavoro da fare su sé stessi piuttosto che focalizzarsi sugli altri. Secondo i suoi insegnamenti noi siamo tutti parte della stessa energia di cui è fatto l’universo e siamo perciò inestricabilmente connessi l’uno all’altro. Insegnava che siamo un tutt’uno e chiamò questo concetto Uno o Unità.
Diceva che quando noi nasciamo siamo aperti a sperimentare la vita in questo stato di Unità, ma via via che cresciamo e ci stabiliamo nella dimensione materiale, ci dimentichiamo della nostra connessione emozionale e spirituale. Creò quindi un metodo che ci aiutasse a ricordare questa connessione.
Contrariamente alla tradizione giapponese, secondo cui di solito gli insegnamenti spirituali di un maestro rimanevano proprietà dei suoi famigliari, egli voleva che il suo metodo fosse libero e disponibile a tutti; non permise quindi che divenisse proprietà della sua famiglia, e non nominò mai un successore che lo tramandasse. I suoi insegnamenti erano infatti definiti un metodo “Ronin”, vale a dire senza leader, ciò per assicurare che nessuno ne rivendicasse la proprietà e fossero disponibili a tutti coloro che desideravano apprenderli.
Lo scopo del suo sistema era il Risveglio Spirituale, l’An-Shin Rytsu Mei o Illuminazione, “lo stato in cui la mente è in pace totale, sapere cosa fare con la propria vita, e non preoccuparsi di nulla” (da una citazione di Hawayo Takata).
Gli effetti sulla nostra salute e la guarigione fisica dalle malattie erano considerati come dei “piacevoli effetti collaterali”, una conseguenza di questo nuovo modo di essere. Il téate, cioè il Reiki come terapia fisica, costituiva inizialmente solo una piccola parte dell’intero sistema.

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Il Dojo di Tokyo

Nell’aprile del 1922 si trasferì a Tokyo, qui aprì un dojo (luogo dove si segue la Via), dove insegnava il suo sistema usando un piccolo manuale che aveva cominciato già ad utilizzare dal 1920. Non conteneva nessuna posizione delle mani a scopo terapeutico, conteneva i precetti, meditazioni e poesie. Sul suo memoriale viene riportato che durante la sua vita egli insegnò Reiki ad oltre 2000 persone, tra cui 21 insegnanti (Shihan) anche se non tutti raggiunsero il più alto livello di Shinpiden (maestrato), alcuni erano solo Shihan-kaku, cioè insegnanti-assistenti.
Tra di loro c’erano 5 suore buddiste, 3 ufficiali della marina e altri uomini tra cui Eguchi, che fu tra i suoi principali studenti/amici, e che fondò in seguito una sua scuola.

Come insegnava Usui

reili6Egli impartiva gli insegnamenti ai suoi studenti ad uno ad uno, e variavano in base ai loro bisogni individuali e al loro livello di evoluzione. Per esempio per aiutare alcuni di loro a progredire introdusse una serie di meditazioni che si adattavano bene alla loro formazione buddista, agli studenti che invece avevano una formazione scintoista, e incontravano difficoltà con le tecniche di meditazione, diede dei mantra che sono parte integrante della pratica Shinto.
Con gli studenti cristiani, siccome si accorse che avevano difficoltà sia con le meditazioni che con i mantra, introdusse dei simboli per aiutarli a raggiungere il giusto stato mentale e a connettersi alle energie appropriate. In questo senso Usui fu davvero un grande maestro in grado di creare un sistema che potesse essere praticato in modi diversi a seconda delle necessità individuali. Comunque non tutti gli studenti avevano accesso alle sessioni individuali con lui. Anche se Usui rese il suo metodo disponibile e aperto a tutti, solamente coloro che erano sufficientemente evoluti spiritualmente potevano ricevere interamente i suoi insegnamenti, in quanto ognuno può prendere solo ciò che è in grado di assimilare. Perciò per coloro che non comprendevano il concetto di An-Shin Rytsu Mei (l’illuminazione), Reiki rappresentava solamente un possibile metodo di cura per il corpo. Secondo le informazioni raccolte dal maestro di arti marziali inglese Chris Marsh, il sistema prevedeva vari livelli. Gli studenti che erano ammessi a ricevere i suoi insegnamenti individualmente andavano a casa sua, trascorrevano uno o due giorni con lui, e poi se ne andavano a mettere in pratica ciò che avevano appreso; dovevano prendere nota dei loro pensieri, sentimenti, intuizioni, trascriverli in un quaderno che avrebbero portato con loro la volta successiva in cui si sarebbero incontrati, per rivederli insieme. Rispondeva alle loro domande e chiariva i loro dubbi.
Per quanto riguarda il Reiki come terapia, Usui trasmetteva l’energia di guarigione in modo intuitivo, spesso non utilizzava nemmeno l’imposizione delle mani, era sufficiente inginocchiarsi davanti al paziente, stabiliva con lui una connessione mentale, si sintonizzava con l’energia appropriata e poi si apriva per permettere al paziente di prendere da lui ciò di cui aveva bisogno in quel momento. Anche i Reiju (le iniziazioni energetiche) venivano date allo stesso modo.
A volte invece usava trattare solo la testa. Usui però aveva raggiunto un livello spirituale tale da permettergli di fare tutto ciò, per i suoi studenti invece, che avevano difficoltà ad utilizzare l’energia intuitivamente, lasciò che continuassero ad usare il trattamento con le mani, in quanto il contatto fisico li aiutava a  focalizzare maggiormente l’attenzione su ciò che stavano facendo. Il Teate (trattamento con le mani) venne in seguito ampliato, divenendo oggetto di studio ed esplorazione da parte di alcuni tra i suoi studenti (tra cui Hayashi, un ex capitano di marina ed Eguchi, un pranoterapeuta), con la supervisione però dello stesso Usui. Il sistema di imposizione delle mani che si è diffuso poi in Occidente è il risultato di molte modifiche, da parte degli studenti di Usui prima, e dalla signora Takata in seguito. Le posizioni delle mani che possiamo veramente attribuire ad Usui sono quelle che trattano la testa, e una serie di movimenti o Kata (kata significa “forma”) molto simili al Tai Chi; quest’ultimi sono parte degli insegnamenti portati avanti dal metodo  USUI DO

Durante gli anni che vanno dal 1920 al 1926, c’erano almeno cinque versioni del metodo di Usui; ciò era dovuto al fatto che egli permise anche ad altri relatori di condividere i loro insegnamenti all’interno del dojo, accadeva quindi che venisse presentato del materiale proveniente anche da altre tradizioni o gruppi religiosi:

Il sistema del 1920: In questo periodo cinque suore buddiste si uniscono al gruppo, il metodo è costituito dalle idee iniziali di Usui.

Il sistema del 1921: Eguchi, che era un pranoterapeuta, si unisce al gruppo. Nel 1922 Usui e la sua famiglia, seguito da diversi studenti, si trasferisce a Tokyo, dove apre il suo dojo a Harajuku. A quel tempo il metodo non prevedeva ancora un sistema di livelli, perciò gli studenti avanzavano nel sistema guidati da Usui.

Il sistema del 1923: Usui decide di introdurre lo stesso sistema di livelli adottato da Kano Jigoro (fondatore del judo e suo mentore) dopo che in quell’anno ricevette una sua visita; un semplice rituale segnava il passaggio da un livello a quello successivo. Questo è il sistema conosciuto come USUI DO. Nello stesso anno ad Eguchi fu concesso di insegnare il suo sistema di imposizione delle mani due volte la settimana, che si basava su idee ed insegnamenti di Usui, ma che utilizzava anche preghiere e altre pratiche religiose.

Il sistema del 1925: Questo è l’anno in cui entrano a far parte del dojo anche un gruppo di ufficiali della marina imperiale. Tra di loro c’erano due contrammiragli, Ushida e Taketomi; nel giro di poco tempo Ushida assume il controllo del dojo e impone il sistema militare dei livelli chiamato menkyo; Da questo momento in poi ai membri del dojo viene richiesto il pagamento di una tariffa elevata. Tra gli ufficiali c’è anche un capitano in pensione, Chuujirou Hayashi, descritto come un uomo allegro e sorridente, che dimostrava un grande interesse per gli insegnamenti; a lui viene dato il compito di redigere un manuale in cui vengono descritte alcune tecniche e rituali che, fino a quel momento, erano state insegnate solo oralmente.

Il sistema del 1926: Il sistema di livelli viene ancora una volta modificato. I contrammiragli Ushida e Taketomi, con molte celebrazioni raggiungono il più alto livello col nuovo sistema; Hayashi invece, all’insaputa degli altri, decide di perseverare con il sistema di livelli originale fino ad arrivare al livello massimo di shichidan.

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Le radici del Reiki

Il metodo di Usui ci appare alla luce di tutto ciò come un distillato di anni e anni di ricerca personale, un metodo che trova le sue radici in diverse religioni e discipline spirituali. Egli è riuscito infatti a mettere insieme in modo ispirato, del tutto unico ed originale, non solo elementi di Buddhismo, ma anche di Taoismo e principi di medicina cinese, tecniche di trasferimento energetico come il Chi Kung (Kiko nella sua versione giapponese) e influenze scintoiste in termini di tecniche usate per controllare l’energia (la tecnica Hatsurei-Ho sarebbe infatti una pratica di derivazione Shinto).

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Il terremoto di Kanto
La scuola/clinica di Usui divenne molto popolare nel 1923 quando Tokyo e l’area circostante, furono colpite da un devastante terremoto. Era il 1° di settembre e più di 140.000 persone rimasero uccise.
La maggior parte della città fu totalmente distrutta dal fuoco. Questi incendi furono provocati dal fatto che il terremoto colpì a mezzogiorno, quando erano in funzione moltissimi fornelli a carbone per cuocere il pranzo. Le case di legno, dopo essere crollate per le scosse, presero immediatamente fuoco. Tre milioni di case furono distrutte lasciando un grande numero di senzatetto, e più di 50.000 persone furono seriamente ferite. L’acquedotto e il sistema fognario furono completamente distrutti e ci vollero anni per ricostruirli. Per far fronte alla catastrofe Usui ed i suoi studenti offrirono Reiki alle numerose vittime, sul suo memoriale c’è scritto che egli “offrì le sue mani amorevoli alla gente sofferente”. Soccorrere le vittime del terremoto richiedeva un’enorme mole di lavoro, è infatti in questo periodo che Usui comincia ad addestrare altri insegnanti in modo che potessero a loro volta aiutarlo ad iniziare più velocemente coloro che volevano apprendere il Reiki per curare i malati e i feriti.

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Il Reiki si diffonde in Giappone

La sua clinica divenne ben presto troppo piccola per contenere la folla dei pazienti, così nel 1925 ne costruì una nuova a Nakano, fuori Tokyo. Nonostante egli fosse fermamente contrario a qualsiasi forma di pubblicità, la sua fama di guaritore si sparse ugualmente per tutto il Giappone, cominciò così a ricevere molti inviti da parte di famosi medici e guaritori che desideravano conoscere ed apprendere il suo sistema. La richiesta degli insegnamenti Reiki cresceva sempre più, perciò era molto occupato. Viaggiava per tutto il Giappone (un’impresa non facile a quei tempi) per insegnare e dare le iniziazioni. Nel 1926 partì per Fukuyama, ma da quel viaggio non fece più ritorno: Il 9 di marzo venne colpito da un fatale attacco di cuore. In seguito alla sua morte il dojo fu sciolto, e le suore buddiste trasferite in un tempio in un’altra regione. I suoi studenti crearono un’associazione in onore di Usui, la Usui Reiki Ryoho Gakkai. Hayashi, che era stato nominato da Usui come suo successore, continuerà a portare avanti gli insegnamenti di Usui fino al 1931, dopo di che comincerà ad insegnare il suo metodo, basato principalmente sul trattamento con l’imposizione delle mani. Anche Eguchi andrà per la sua strada insegnando il suo metodo.
Usui fu cremato, e la sua tomba con una parte delle ceneri si trova presso il tempio Saihoji (Tokyo), in un cimitero appartenente al Buddismo della Terra Pura, dove gli studenti della Reiki Gakkai fecero erigere un monumento di pietra in memoria del loro maestro. Eguchi e le suore buddiste allestirono un piccolo santuario privato dedicato alla sua memoria, qui venne collocata l’altra parte delle ceneri, un ritratto di Usui, e il rotolo originale di carta washi (la carta giapponese) con i Principi del Reiki.  Questo santuario non è aperto al pubblico, ma sia l’insegnante Chris Marsh che Dave King hanno raccontato di averlo visitato accompagnati da membri della famiglia.

monumento

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Chujiro Hayashi

 chijuroTra i suoi più noti studenti troviamo Chujiro Hayashi, che studiò con lui per un periodo di soli 10 mesi prima della sua morte (di Usui), in teoria troppo breve per poter ricevere i più alti livelli di maestria, anche se a dire il vero, non sappiamo esattamente quali insegnamenti abbia deciso di trasmettergli Usui, che a quanto pare gli riservò un trattamento speciale permettendogli così di raggiungere lo stesso il livello più alto. Sembra infatti che solo lui ed Eguchi  abbiano raggiunto davvero il più alto grado con il sistema di livelli originale.
Hayashi aveva circa 47 anni quando iniziò a studiare con il maestro, ed era un comandante della marina imperiale in pensione. Fu uno dei suoi primi allievi a non essere buddista, era infatti cristiano metodista, ed essendo molto attaccato alle sue credenze, non era particolarmente aperto alla natura esoterica degli insegnamenti di Usui. Alcuni sostengono che fosse invece un seguace del Soto Zen, che era una pratica shintoista. E’ molto probabile che fosse entrambe le cose, infatti il Giappone era un melting pot di molte religioni e movimenti spirituali ed era assai comune essere seguaci di più di una.
In seguito alla morte di Usui Hayashi fu uno dei membri fondatori della scuola Reiki Gakkai, anche se in seguito se ne allontanò, probabilmente a causa di una disputa con l’allora presidente, dovuta ai numerosi cambiamenti che vennero apportati al metodo; a quanto pare continuò ad insegnare fedelmente il metodo di Usui fino al 1931, dopo di che anche lui cominciò ad introdurre le sue modifiche.
Ad un certo punto decise di aprire una sua scuola/clinica chiamata Hayashi Reiki Kenkyukai. Qui prendeva nota di tutte le malattie dei pazienti e di quali posizioni delle mani funzionassero meglio per trattare ciascuno di essi. Basandosi su queste informazioni creò Il Reiki Ryoho Shinshin (linee guida per il metodo di guarigione Reiki). Queste linee guida facevano parte del manuale che egli dava ai suoi studenti.
Hayashi chiedeva una tariffa per i suoi insegnamenti, che a detta del maestro Hyakuten Inamoto, era piuttosto alta per l’epoca, sembra comunque che fosse possibile per chi non poteva pagare accedere ugualmente agli insegnamenti lavorando presso la clinica: l’iniziazione di primo livello veniva offerta in cambio di 3 mesi di lavoro gratis, alla fine di questo periodo di servizio offriva agli studenti migliori il secondo livello Reiki, in cambio di un periodo di servizio di 9 mesi. Coloro che portavano a termine il tirocinio avevano la possibilità di ricevere il terzo livello. Dopo 2 anni di ulteriore servizio volontario (che includeva anche assistere il maestro durante le lezioni), ai praticanti migliori venivano insegnate le iniziazioni e veniva concesso loro di insegnare.
Hayashi sostituì alcuni dei modelli di insegnamento di Usui e creò un suo sistema di gradi o livelli. Sviluppò inoltre un sistema più complesso di posizioni delle mani adatto per uso ospedaliero. La sua clinica impiegava un metodo di guarigione che richiedeva l’intervento di più operatori su un unico paziente nello stesso tempo per potenziare il flusso di energia, inoltre il paziente non veniva più trattato da seduto, ma fatto stendere su di un lettino. Tra le altre modifiche introdusse anche un nuovo modo per dare i Reiju (iniziazioni energetiche). Egli morì nel maggio del 1940 di morte autoindotta. Essendo un uomo pacifico contrario a qualsiasi tipo di violenza, decise di darsi la morte per non dover scendere a compromessi con le autorità militari giapponesi le quali, sapendo del suo viaggio alle Hawaii (dove si era recato per far visita ad una sua studente, Mrs. Takata, e iniziarla al livello di Master), pretendevano che facesse la spia fornendo loro informazioni su possibili target da colpire ad Honolulu, durante l’attacco al porto americano di Pearl Harbor che avevano iniziato a progettare già dal marzo del 1940 (l’attacco avvenne poi nel dicembre del 1941) . A quel tempo concetti  quali l’onore, la lealtà, nonché il senso di dovere nel servire la propria nazione, erano fortemente radicati nella mentalità giapponese. In qualità di ufficiale Hayashi non poteva rifiutarsi di obbedire al suo governo, a causa di questo avrebbe potuto venire processato e giustiziato per tradimento. Le conseguenze della perdita dell’onore sarebbero inoltre ricadute anche sul resto della sua famiglia, che avrebbe dovuto subire l’ostracismo di tutta la comunità.
Quindi per proteggere i suoi cari e assicurare la continuazione della sua scuola, decise di suicidarsi. Alcuni raccontano che essendo un uomo militare d’onore, si sia ucciso facendo “Seppuku” (suicidio rituale che salva l’onore, conosciuto anche come Harakiri ), mentre nel suo libro “This is Reiki”, l’insegnante Reiki tedesco Frank Arjava Petter, riporta che si sia tagliato i polsi con un bisturi da chirurgo, facendo promettere alla moglie di mantenere il segreto riguardo alle vere motivazioni che l’avevano spinto a tale gesto. Secondo la cultura giapponese il suicidio era l’unico modo per ripristinare l’onore perduto, in quanto il sacrificio di donare la propria vita era visto come un atto di devozione verso la propria famiglia. Prima della sua morte trasmise la sua conoscenza iniziando 13 insegnanti, tra cui Mrs. Hawayo Takata, che fu colei che portò il Reiki in America, e fino agli anni ’90 l’unica forma di Reiki conosciuta in Occidente fu quella da lei insegnata.

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Hawayo Takata

takataMrs. Takata era una donna di origine giapponese nata alle Hawaii, che in seguito alla morte del marito nel 1930, fu costretta a lavorare duramente per provvedere alle sue due figlie e ciò influì non poco sulla sua salute, cominciò infatti a soffrire di forti dolori addominali e difficoltà respiratorie. Nel 1935, dopo la morte della sorella, decise di ritornare in Giappone dai suoi genitori che nel frattempo erano rientrati in patria, sperando lì di poter ricevere cure mediche.
Dopo essersi sottoposta agli esami, le furono diagnosticati un tumore, calcoli alla cistifellea e problemi di asma. Avrebbe dovuto quindi sottoporsi ad un’operazione, ma mentre era in attesa in sala operatoria sentì una voce, (a quanto pare quella del suo defunto marito), che le disse che l’operazione non serviva e che c’era un’altra via. Decise quindi di sospendere tutto e parlando con il medico di questa possibile alternativa, venne indirizzata alla clinica di Hayashi. Qui Mrs Takata ricevette trattamenti quotidiani, e dopo un periodo di quattro mesi il tumore e gli altri disturbi scomparvero completamente.
sposiC’è un aneddoto raccontato da lei stessa, che quando all’inizio cominciò ad essere trattata col Reiki, percepiva un tale calore dalle mani dell’operatore che pensava fosse un trucco, e che sotto le larghe maniche del suo kimono nascondesse una qualche sorta di apparecchiatura. Così una volta decise di sollevare all’improvviso la manica per smascherare l’inganno, ma ovviamente non c’era nulla, solo le mani. Questa esperienza di guarigione la spinse ad interessarsi al Reiki, decise quindi di diventare studente di Hayashi, fino a raggiungere il livello di Shinpiden (maestra).
Bisogna riconoscere che il contenuto del sistema Reiki trasmesso dalla signora Takata non era che un frammento dell’originale sistema Usui. Usui insegnò ad Hayashi una forma semplificata di Reiki, Hayashi vi introdusse nuovi elementi e strutture, e la Takata fece ulteriori cambiamenti aggiungendo nuovo materiale al sistema così che, quando alla fine il Reiki raggiunse l’Occidente, era stato alterato in modo significativo assomigliando poco all’originale.
A partire dagli anni ’90 in poi però, grazie alle ricerche svolte da alcuni insegnanti Reiki occidentali e alla collaborazione di maestri giapponesi (tra cui Hiroshi Doi e Hyakuten Inamoto) sono stati riportati alla luce parte degli insegnamenti e delle tecniche originali. Anche se Hayashi prima, e la signora Takata poi, modificarono di molto gli insegnamenti originari, dobbiamo ugualmente essere loro grati per aver fatto conoscere e diffondere il Reiki in tutto il mondo; probabilmente se non fosse stato per il loro lavoro, il Reiki sarebbe rimasto nascosto in Giappone. Inoltre sappiamo che le modifiche apportate dalla signora Takata riguardo al racconto della vita di Usui, ebbero la funzione di lasciapassare per il Reiki, che altrimenti avrebbe potuto incontrare delle difficoltà ad essere accettato dagli americani. Siamo infatti nel periodo che fece seguito all’attacco al porto americano di Pearl Harbor (1941) da parte dell’aviazione militare giapponese, in cui morirono 3000 americani, e che portò a un vero e proprio odio nazionale nei confronti del popolo giapponese. Quindi tutto ciò che in qualche modo aveva a che fare col Giappone e la sua cultura, era visto con sospetto e diffidenza, e ciò rese in quel periodo, la vita di molti giapponesi residenti in America alquanto difficile; c’era perfino il rischio di venir rinchiusi nei campi di internamento . Inoltre all’epoca in una nazione in prevalenza cristiana, il Buddismo non godeva dello stesso interesse e rispetto di oggi. Quindi raccontare che Usui era un monaco cristiano, anziché un praticante buddista, che insegnava in una scuola cristiana giapponese, e che a sua volta aveva studiato a Chicago (cosa non vera), rese probabilmente tutto più semplice.
Takata sensei morì nel 1980, dopo aver iniziato 22 maestri.

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La Reiki Gakkai

La Usui Reiki Ryoho Gakkai (Gakkai significa società, accademia) viene considerata come  la prima scuola Reiki fondata da Mikao Usui nel 1922 con sede a Tokyo, anche se in realtà sembra che sia diventata una società formalmente organizzata solo in seguito alla sua morte nel 1926, e che ad Usui sia stato dato il titolo postumo di primo presidente per onorare la sua memoria e dimostrargli riconoscenza. Inizialmente la Gakkai era semplicemente un “dojo” (dojo significa “il luogo dove si segue la Via”) che veniva utilizzato per insegnare e che occasionalmente Usui metteva a disposizione di altri insegnanti e relatori, che in questo modo contribuivano alle spese, (si racconta che egli avesse sempre molti debiti da pagare).
Il motto del dojo di Usui era: “Unità del Sé (corpo, mente, spirito) attraverso armonia ed equilibrio”. Per partecipare alle attività  era necessario diventarne membri, in quanto per apprendere il metodo di Usui bisognava intraprendere un percorso come studenti. I trattamenti Reiki però venivano offerti a tutti; persone provenienti da ogni luogo che volevano ricevere un trattamento di guarigione aspettavano facendo lunghe file fuori dall’edifico.
In seguito anche molti alti ufficiali della marina imperiale divennero membri della Gakkai. Alcuni di loro si erano rivolti ad Usui affinché insegnasse loro un sistema semplice di imposizione delle mani da poter essere utilizzato in marina come una sorta di “sistema paramedico”. Vi era infatti una grande carenza di personale medico nella marina militare (1 dottore per 5000 marinai), avevano perciò bisogno di un sistema che potesse essere utilizzato per assistere i pazienti mentre attendevano l’arrivo del medico. Ciò spinse Usui ad accettare che il suo metodo venisse modificato da alcuni suoi studenti per andare incontro alla necessità di mettere a punto un sistema ad hoc. Sembra che alcuni amici e studenti di Usui fossero sorpresi e addirittura indignati che egli avesse accettato di insegnare ad un gruppo di militari, anche se alcuni di loro arrivarono a raggiungere in seguito il livello di Shinpiden (maestrato) e quattro a ricoprire la carica di presidente dopo la morte di Usui. In seguito al grande terremoto di Kanto nel 1923, alla Gakkai arrivarono molti altri nuovi membri tra cui scrittori, uomini religiosi, praticanti di arti marziali; da questo momento in poi Usui veniva spesso invitato ad insegnare in tutto il Giappone. Nel 1925 la Gakkai ebbe necessità di espandersi, fu quindi costruito un nuovo dojo a Nakano, vicino Tokyo.
In seguito alla morte di Usui nel 1926, i suoi studenti continuarono a portare avanti gli insegnamenti, anche se durante la seconda guerra mondiale la Gakkai dovette nascondersi, trasferendo la sua sede per difendersi dai bombardamenti e non subire le persecuzioni rivolte a tutti coloro che erano sospettati di sostenere il movimento giapponese per la pace. Dopo la fine della seconda guerra mondiale e la resa incondizionata del Giappone, gli Stati Uniti ebbero per un certo periodo pieno controllo sul paese, il che significò che tutti i sistemi di guarigione diversi dalla medicina occidentale furono vietati, a meno che coloro che praticavano tali sistemi non accettassero di sottoporsi ad una procedura di controllo per ottenere una licenza. Alcuni gruppi come gli agopunturisti accettarono, la Gakkai invece volle mantenere integra la sua libertà, ma per questo dovette diventare una società segreta. Inoltre essendo formata da un gruppo di ufficiali avrebbe potuto rappresentare per gli americani un potenziale rischio alla sicurezza.
Da quel momento i suoi membri decisero di praticare solo tra di loro e di non parlarne con nessuno. Ciò rese difficile per chiunque imparare il Reiki, inclusi i giapponesi. Dopo la guerra la Gakkai si riorganizzò costituendo la sua sede principale a Tokyo, e a tutt’oggi continua a portare avanti gli insegnamenti ricevuti da Usui, contando circa 500 membri (di cui solo alcuni hanno il livello di Shinpiden, Maestri). Gli studenti si incontrano settimanalmente con il loro maestro per ricevere i Reiju (le attivazioni energetiche) e gli insegnamenti, che vengono impartiti attraverso un sistema di livelli.
La Gakkai è al momento una associazione chiusa che non incoraggia lo scambio con gli stranieri o con i non membri. Grazie però al Maestro Hiroshi Doi che ne è membro, e ha deciso di diffondere la sua conoscenza, siamo riusciti ad avere accesso ad alcuni degli insegnamenti originali. Comunque anche se la Gakkai viene considerata come il punto di riferimento del Reiki originale, dobbiamo tenere presente che anche al suo interno sono state apportate molte modifiche agli insegnamenti di Usui (sia quando egli era in vita che in seguito), a volte anche per ragioni politiche; per esempio dopo la morte di Usui venne introdotta la recita dei poemi dell’Imperatore Meiji, cosa che invece non si faceva quando egli era in vita. Sembra infatti che lui non fosse nemmeno pro Meiji, a differenza invece di ciò che viene riportato sul suo memoriale. In quel periodo però, era particolarmente importante dimostrarsi sostenitori dell’imperatore e della sua politica, altrimenti c’era il rischio, per molte organizzazioni e scuole esoteriche, di dover chiudere. La presenza all’interno del dojo della marina imperiale era quindi una garanzia di legalità, e ciò permetteva alla scuola di poter rimanere aperta e continuare le sue attività. Tatsumi san (un allievo di Hayashi) definì la Gakkai “un club di ufficiali”. Possiamo dire che il metodo di Usui rimane privo da contaminazioni esterne fino al 1923, che corrisponde alla versione dell’ USUI-DO

maestri

      Mikao  Usui e i maestri da lui iniziati 

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